«Ci appelliamo al ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ai sindacati della scuola e ai presidi di ogni singolo istituto scolastico affinché venga reintrodotto nelle scuole il tema della sicurezza stradale». A lanciare l’appello sono Alberto Pallotti, presidente dell’Associazione Familiari e Vittime della Strada ODV e dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada ODV, ed Elena Ronzullo, presidente dell’Associazione Mamme Coraggio e Vittime della Strada ODV, che hanno deciso di inviare una lettera aperta alle istituzioni, ai presidi e ai sindacati scolastici per sensibilizzare sull’importante dell’educare i giovani alla sicurezza stradale già tra i banchi di scuola.

COMUNICATO STAMPA DELL’ASSOCIAZIONE ITALIANA FAMILIARI E VITTIME DELLA STRADA ODV E DELL’ASSOCIAZIONE MAMME CORAGGIO E VITTIME DELLA STRADA ODV

«Ci appelliamo al ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ai sindacati della scuola e ai presidi di ogni singolo istituto scolastico affinché venga reintrodotto nelle scuole il tema della sicurezza stradale». A lanciare l’appello sono Alberto Pallotti, presidente dell’Associazione Familiari e Vittime della Strada ODV e dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada ODV, ed Elena Ronzullo, presidente dell’Associazione Mamme Coraggio e Vittime della Strada ODV, che hanno deciso di inviare una lettera aperta alle istituzioni, ai presidi e ai sindacati scolastici per sensibilizzare sull’importante dell’educare i giovani alla sicurezza stradale già tra i banchi di scuola.

L’appello arriva a pochi giorni dalla fine delle lezioni e mentre migliaia di studenti degli istituti superiori sono impegnati con gli esami di maturità. «Ma questo è anche il momento in cui bisogna cominciare a pensare al prossimo anno scolastico 2022-2023», dicono Pallotti e Ronzullo, «per questo abbiamo deciso di rivolgere un appello accorato perché la sicurezza stradale venga inserita nei programmi scolastici, soprattutto nelle scuole superiori».

Ogni giorno sulle strade italiane si verificano centinaia di incidenti. Dopo il lockdown, il numero dei sinistri ha iniziato ad aumentare in maniera esponenziale, soprattutto nei fine settimana. Solo nel weekend tra il 17 e il 19 giugno si sono registrate 38 vittime. «È una carneficina», dicono Pallotti e Ronzullo, «e l’unico modo per fermarla è educare alla sicurezza stradale. Il Ministero dell’Istruzione dovrebbe introdurla nei programmi scolastici, i presidi dovrebbero incentivare la sensibilizzazione nelle scuole, anche invitando le associazioni e i familiari delle vittime. Infatti, chi meglio di noi che abbiamo perso i nostri figli sulla strada può spiegare ai giovani quanto sia importante indossare il casco, non usare il telefonino mentre si è alla guida, non mettersi al volante dopo aver bevuto e fatto uso di droghe?».

«La strage sulle strade alla quale assistiamo ogni giorno, e che provoca dolore a tante famiglie e anche costi sociali ingenti, può e deve essere prevenuta», ribadiscono Pallotti e Ronzullo, «noi ci battiamo da anni non solo per sostenere i familiari delle vittime e aiutarli a ottenere giustizia, ma anche a favore della sicurezza stradale. Ma è un tema del quale in Italia nessuno vuole parlare. Durante la pandemia abbiamo seguito tutti i dibattiti sulla sicurezza delle scuole, le enormi spese, come quella dei banchi a rotelle poi accantonati, per garantire agli studenti il rientro in classe in sicurezza. Ma allora, se tanto ci sta a cuore la salute dei nostri giovani, perché poi non insegniamo loro come muoversi sulle strade senza rischiare la propria vita e mettere a repentaglio quella degli altri? È ora di cambiare le cose», aggiungono Pallotti e Ronzullo, «il ministro Bianchi, i sindacati e i presidi devono attivarsi subito. Non vogliamo più assistere a tragedie come quelle che vediamo ogni giorno, non vogliamo più vedere ragazzi morti sull’asfalto e genitori condannati all’ergastolo del dolore. Introdurre la sicurezza stradale tra gli argomenti di studio e attivare percorsi di sensibilizzazione nelle scuole deve essere una priorità per il prossimo anno scolastico. Lo dobbiamo ai nostri figli che ogni giorno vanno a scuola e che un giorno saranno il nostro futuro, ai loro genitori e a tutta l’Italia».

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